L'assegno divorzile, trovando la propria fonte nel nuovo status delle parti rispetto al quale la pronuncia del giudice ha efficacia costitutiva, dovrebbe decorrere dal passaggio in giudicato della statuizione di risoluzione del vincolo coniugale; a tale principio, però, l'art. 4, comma 13, della L. n. 898/1970 ha introdotto un temperamento avendo conferito al giudice il potere di anticipare, in relazione alle circostanze del caso concreto ed anche in assenza di specifica richiesta, la decorrenza dell’obbligo di corresponsione dell’assegno dalla data della domanda di divorzio. Il potere discrezionale del giudice (“…può disporre che tale obbligo produca effetti fin dal momento della domanda”), infatti, ha una portata generale ed è quindi applicabile non solo nell'ipotesi, espressamente prevista, in cui si sia pronunciato il divorzio con sentenza non definitiva, ma anche in quella in cui con la stessa decisione si sia dichiarato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio e si sia condannato un coniuge a corrispondere all’altro l’assegno di divorzio, senza peraltro che sia necessaria un’apposita domanda di parte in relazione alla decorrenza dell’assegno. In ordine all’obbligo di motivazione, la sentenza n. 1613/2011 ha ribadito quanto è già stato recentemente affermato in sede di legittimità e cioè che il giudice, qualora ritenga discrezionalmente di dover anticipare il decorso dell’assegno divorzile dal momento della domanda, è tenuto anche a fornire un’adeguata motivazione, fondata su presupposti di fatto, della propria scelta. La corresponsione dell’assegno divorzile è legata sia all’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi di un coniuge, o all’impossibilità di procurarseli in altro modo, sia al concreto tenore di vita tenuto dall’altro. In pratica, la parte meno forte dal punto di vista economico potrebbe ricevere un sicuro vantaggio laddove il giudice decidesse di far decorrere l’assegno divorzile dal momento della domanda piuttosto che da quello di scioglimento del vincolo coniugale con conseguente maggior aggravio della controparte. La discrezionalità attribuita al giudice, esercitabile anche al di fuori di un’espressa richiesta, assume così una nuova dimensione, dovendo questi accentuare l’attenzione attribuita ai presupposti di fatto in base ai quali viene fatta la scelta di derogare al predetto principio, secondo il quale l’obbligo di mantenimento decorrerebbe dal momento dell’acquisizione del nuovo status delle parti, dato che la sua decisione potrebbe influire positivamente nei confronti di uno degli ex coniuge e negativamente nei confronti dell’altro. In poche parole, il giudice deve fondare il favor nei confronti di una parte su precisi presupposti di fatto, facendo perno sulla concreta situazione patrimoniale di entrambe. Nel caso de quo, nel quale un ex marito ha impugnato la decisione discrezionale del giudice di anticipare il decorso dell’assegno divorzile a favore della moglie al momento della domanda giudiziale, la Corte di Cassazione ha giustamente affermato che “questo potere può essere esercitato anche in mancanza di un'apposita richiesta di parte, essendo quest'ultima prescritta al solo fine del riconoscimento dell'assegno, ma, come evidenziato dal tenore letterale della disposizione in esame, ha carattere discrezionale, postulando una valutazione delle circostanze concrete che inducono a derogare al predetto principio”, perciò “il suo esercizio richiede… una apposita motivazione, ovviamente mancante nella sentenza impugnata, che, come si è detto, ha ritenuto che la decorrenza dell'assegno dalla data della domanda costituisse la regola generale”.