Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 31671/2011. La S.C. accoglie il ricorso del p.g. e ribalta la decisione con cui il Gip di Firenze aveva ritenuto di non procedere in danno di un venditore di Rolex falsi escludendo il reato di commercio (art. 474[2] c.p.) e ricettazione (art. 648[3] c.p.) di orologi con marchi contraffatti. Secondo il G.I.P., il prezzo, la grossolanità del prodotto e la vendita all’interno di un mercato rionale, dovevano portare gli acquirenti a capire che non poteva trattarsi di orologi prodotti dalla prestigiosa società svizzera. Diversamente la Cassazione ha affermato che – per escludere il reato di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi, previsto dall’articolo 474 del codice penale a tutela della fede pubblica – è necessario avere ulteriori riscontri. Oltre il prezzo, condizioni di vendita e qualità dell’offerente rendono solo probabile l’impossibilità di una lesione della buona fede dell’acquirente ma non incontrovertibile. Il falso può ritenersi grossolano quando i suoi requisiti materiali intrinseci siano tali da far escludere la sua originalità non solo allo specifico compratore ma all’intera collettività, sulla base di una valutazione ex ante riferibile a qualsiasi persona di comune discernimento e avvedutezza. Inoltre l’attitudine della falsificazione a ingenerare confusione deve essere apprezzata non con riferimento al momento dell’acquisto, bensì in relazione alla visione degli oggetti nella loro successiva utilizzazione da parte di un numero indistinto di soggetti. Sorrento, 10/8/2011. Avv Renato D’Isa [1] Sentenza scaricabile e consultabile sul portale del Sole 24 Ore – Guida al Diritto