Nel caso dei soggiornanti di lungo periodo la normativa impone una specifica valutazione della pericolosità sociale del cittadino straniero, da effettuare caso per caso, tenendo conto non soltanto del titolo di reato per il quale lo straniero è stato condannato, ma anche di tutti quegli elementi fattuali (ad es., il numero delle condanne, la risalenza nel tempo del reato, la condotta tenuta dallo

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straniero dopo la condanna, la sua condizione familiare, l’esistenza di un’attività lavorativa in corso, l’inserimento sociale, la durata del soggiorno con conseguente radicamento nel territorio nazionale, e così via) che consentano di addivenire ad un giudizio di pericolosità sociale ponderato, dopo avere vagliato l’effettiva situazione del cittadino straniero oggetto di esame (v., tra le altre, TAR Toscana, Sez. II, 3 febbraio 2015 n. 200).

Non si sottrae ad un simile onere motivazionale il caso in cui il precedente penale riguardi lo spaccio di stupefacenti (v. Cons. Stato, Sez. III, 8 settembre 2015 n. 4197).
Nella fattispecie, al contrario, la Questura si è limitata a richiamare l’esito del processo penale e la tipologia di reato ascritta al ricorrente (asseritamente grave anche per collegarsi alla condotta illecita di altri tre connazionali e per lasciar ciò di conseguenza presupporre il coinvolgimento in una associazione per delinquere), sulla base di conclusioni che implicano un vero e proprio automatismo.