Enunciare la titolarità di requisiti non posseduti, in sede di preventivo offerto in comunicazione all'assemblea dei condòmini, ovvero affermare impropriamente (e cioè senza che ciò risponda al vero) di essere iscritto ad una associazione di professionisti e di aver curato i corsi per la formazione professionale, ovvero ancora di essere financo un ragioniere, integra il reato di truffa.

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In astratto - continuano i giudici - non è da escludere la possibilità di un concorso tra i reati di truffa e quello di appropriazione indebita (posto che le false enunciazioni suddette inducono l'assemblea a nominare il reo); ma ciò impone la enucleazione di autonome e distinte condotte, singolarmente dotate di efficienza lesiva dell'altrui patrimonio.

Nella specie, invece, si è in presenza di un'identica azione lesiva del patrimonio del Condominio Beta (in quanto persona offesa) oggetto di duplice qualificazione giuridica, che va ricondotta, quindi, in via esclusiva, nell'ambito dell'articolo 640 codice penale, ovvero nell'alveo del reato di "truffa".

Alla stregua del principio quivi affermato da parte della giurisprudenza di legittimità, sussiste il delitto di truffa e non quello di appropriazione indebita quando l'artificio e il raggiro risultino necessari alla appropriazione (in ordine all'affermazione del principio si segnalano, altresì, le seguenti pronunce: Corte Cassazione, Sez. 2, n. 51060 del 11/11/2016; n. 35798 del 18/06/2013,; n. 17106 del 22/03/2011).