“IUDEX VIDENS” di prof. avv. Piero Lorusso
La spettacolizzazione del crimine in TV rischia di mettere in pericolo il processo giuridico, i suoi spazi, i suoi tempi e i suoi rituali fino a proporre un vero e proprio processo parallelo che si sovrappone a quello giuridico anticipandone e condizionandone le sorti.
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Autori: Piero Lorusso,
A cura di:
Traduzioni di:
Illustrazioni di:
Collana: Tascabili Bonanno
Genere: Saggistica
Data di pubblicazione: 01/04/2011
Disponibilità: Commercio
Numero di pagine: 120
ISBN: 978-88-7796-795-4
Abstract
La spettacolarizzazione del crimine in TV rischia di mettere in crisi la logica del processo giuridico, i suoi spazi, i suoi tempi e i suoi rituali, fino a proporre un vero e proprio processo parallelo che si sovrappone a quello giuridico anticipandone – e in alcuni casi condizionandone - le sorti. Ma solo attraverso un’analisi delle profonde ragioni che spingono agli atti criminali si può cercare di far luce sul male sociale, quel frutto di vigliaccheria, debolezza e follia che è parte del nostro quotidiano, più di quanto a volte si osi immaginare.
Le opinioniche noi abbiamo della realtà che ci circonda sono frutto di
un’interpretazione libera e critica della nostra intelligenza o
sono invece solamente frutto di una sorta di auto-convincimento
indotto? Siamo veramente liberi di avere un’opinione
oppure inconsciamente siamo spinti a credere ciò che, per vari
motivi – superficialità, pigrizia, passività, ignoranza, fragilità,
ipocrisia – vogliamo credere? La domanda è ostica perché
mette in discussione un caposaldo del nostro vivere quotidiano:
se le nostre azioni e il nostro modo di comportarci sono
una conseguenza diretta delle nostre idee e del nostro modo di
pensare e, qualora si scoprisse che queste idee sono in realtà
tutt’altro che spontanee, ma suggerite e in qualche modo a noi
imposte inconsapevolmente, chi potrebbe ancora dire con cer-
tezza che le proprie azioni sono frutto di scelte libere? La questione
è molto delicata e per niente banale. Che cosa significa
veramente essere liberi? È chiaro, per quanto appena detto, che
il primo passo per poter affermare senza dubbio di agire e
prendere decisioni in modo critico e indipendente da qualsiasi
tipo di condizionamento esterno è riuscire ad avere opinioni il
più possibile oggettive sulla realtà che ci circonda. Oggi chi ci
fornisce gli strumenti necessari per poterci fare un’opinione
sono i cosiddetti mezzi di informazioni di massa – giornali,
radio, internet e televisioni – principali fonti di informazione
del nostro tempo. Più diffusa degli altri mass-media, per immediatezza
e fruibilità è di certo la tv, eletta da adulti e bambini a
regina dell’informazione. Molto è stato scritto sulla correttezza
con cui le notizie vengono filtrate attraverso quello che era
il tubo catodico e molti autorevoli esperti di comunicazione
hanno evidenziato come lo schermo del televisore non sia uno
specchio fedele della realtà bensì passi di essa una versione
modificata – a volte edulcorata, altre mutilata, altre ancora
enfatizzata, di certo sempre spettacolarizzata. Un grande aiuto
alla comprensione di questo problema ci viene fornito dalle
riflessioni di uno dei più grandi intellettuali italiani del ventesimo
secolo, Pier Paolo Pasolini, scrittore, poeta e regista, ma
soprattutto attento osservatore degli ingranaggi che fanno
muovere il potere e l’informazione. Pasolini, all’inizio degli
anni Settanta, quando ancora la televisione era agli albori, già
aveva di essa un’idea modernissima e ben precisa, che ancora
oggi, anzi oggi più che mai, conserva intatta la sua forza e la
sua validità. Scriveva Pasolini: “ Secondo me la televisione è
più forte di tutto e la sua mediazione ho paura che finirà per essere tutto".
Mai profezia fu più indovinata. Conferma ne è che oggi la televisione
ha assunto un ruolo talmente determinante e invasivo
nella percezione della realtà da parte del telespettatore che, per
definizione, si è portati ad accettare e a dare per scontato che
tutto ciò che viene detto attraverso lo schermo debba necessariamente
essere vero. Eppure la televisione non solo filtra la
realtà, ma in qualche modo la scompone e la ricrea a proprio
uso e consumo.