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Avv. Prof. Piero Lorusso

“IUDEX VIDENS” di prof. avv. Piero Lorusso

La spettacolizzazione del crimine in TV rischia di mettere in pericolo il processo giuridico, i suoi spazi, i suoi tempi e i suoi rituali fino a proporre un vero e proprio processo parallelo che si sovrappone a quello giuridico anticipandone e condizionandone le sorti.

A cura di Avv. Prof. Piero Lorusso da Roma (RM).
Letto  673 volte dal 10/04/2011
Questa guida ha funzione meramente esemplificativa e non esaustiva. Scopri come è semplice in Diritto dell' Informazione e stampa richiedere una consulenza o assistenza legale ad un avvocato, clicca qui.
  • IUDEX VIDENS

Autori: Piero Lorusso,
A cura di:
Traduzioni di:
Illustrazioni di:

Collana: Tascabili Bonanno
Genere: Saggistica
Data di pubblicazione: 01/04/2011
Disponibilità: Commercio
Numero di pagine: 120
ISBN: 978-88-7796-795-4 

Abstract 

La spettacolarizzazione del crimine in TV rischia di mettere in crisi la logica del processo giuridico, i suoi spazi, i suoi tempi e i suoi rituali, fino a proporre un vero e proprio processo parallelo che si sovrappone a quello giuridico anticipandone – e in alcuni casi condizionandone - le sorti. Ma solo attraverso un’analisi delle profonde ragioni che spingono agli atti criminali si può cercare di far luce sul male sociale, quel frutto di vigliaccheria, debolezza e follia che è parte del nostro quotidiano, più di quanto a volte si osi immaginare.

   
 

Le opinioniche noi abbiamo della realtà che ci circonda sono frutto di

un’interpretazione libera e critica della nostra intelligenza o

sono invece solamente frutto di una sorta di auto-convincimento

indotto? Siamo veramente liberi di avere un’opinione

oppure inconsciamente siamo spinti a credere ciò che, per vari

motivi – superficialità, pigrizia, passività, ignoranza, fragilità,

ipocrisia – vogliamo credere? La domanda è ostica perché

mette in discussione un caposaldo del nostro vivere quotidiano:

se le nostre azioni e il nostro modo di comportarci sono

una conseguenza diretta delle nostre idee e del nostro modo di

pensare e, qualora si scoprisse che queste idee sono in realtà

tutt’altro che spontanee, ma suggerite e in qualche modo a noi

imposte inconsapevolmente, chi potrebbe ancora dire con cer-

tezza che le proprie azioni sono frutto di scelte libere? La questione

è molto delicata e per niente banale. Che cosa significa

veramente essere liberi? È chiaro, per quanto appena detto, che

il primo passo per poter affermare senza dubbio di agire e

prendere decisioni in modo critico e indipendente da qualsiasi

tipo di condizionamento esterno è riuscire ad avere opinioni il

più possibile oggettive sulla realtà che ci circonda. Oggi chi ci

fornisce gli strumenti necessari per poterci fare un’opinione

sono i cosiddetti mezzi di informazioni di massa – giornali,

radio, internet e televisioni – principali fonti di informazione

del nostro tempo. Più diffusa degli altri mass-media, per immediatezza

e fruibilità è di certo la tv, eletta da adulti e bambini a

regina dell’informazione. Molto è stato scritto sulla correttezza

con cui le notizie vengono filtrate attraverso quello che era

il tubo catodico e molti autorevoli esperti di comunicazione

hanno evidenziato come lo schermo del televisore non sia uno

specchio fedele della realtà bensì passi di essa una versione

modificata – a volte edulcorata, altre mutilata, altre ancora

enfatizzata, di certo sempre spettacolarizzata. Un grande aiuto

alla comprensione di questo problema ci viene fornito dalle

riflessioni di uno dei più grandi intellettuali italiani del ventesimo

secolo, Pier Paolo Pasolini, scrittore, poeta e regista, ma

soprattutto attento osservatore degli ingranaggi che fanno

muovere il potere e l’informazione. Pasolini, all’inizio degli

anni Settanta, quando ancora la televisione era agli albori, già

aveva di essa un’idea modernissima e ben precisa, che ancora

oggi, anzi oggi più che mai, conserva intatta la sua forza e la

sua validità. Scriveva Pasolini: “ Secondo me la televisione è

più forte di tutto e la sua mediazione ho paura che finirà per essere tutto".

Mai profezia fu più indovinata. Conferma ne è che oggi la televisione

ha assunto un ruolo talmente determinante e invasivo

nella percezione della realtà da parte del telespettatore che, per

definizione, si è portati ad accettare e a dare per scontato che

tutto ciò che viene detto attraverso lo schermo debba necessariamente

essere vero. Eppure la televisione non solo filtra la

realtà, ma in qualche modo la scompone e la ricrea a proprio

uso e consumo.
 


   
   

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